Saturday, June 23, 2012

I got hit

A thunderbolt struck me last March. I joined the millions of people around the world that define themselves as cancer patients. This is my story, well...a tiny part of it and this live journal chronicles my journey across the country in my attempt to give this a meaning.

I got hit big and I got knocked down. As I lay on the canvas I heard the 10 second count. I lay still until I heard the bell and I was able to run for cover. What do I do now? I crawl to my corner and I get patched up. I am saved and I can go on another round. So I get up and fight back, while the wound is still wide open that is. But I figure if I wait for it to heal I might as well wait forever so I have decided that I am gonna turn this nasty blow into a positive thing, I take a deep breath and my next move is to step back a little to absorb the punches so I can turn the numbing shock of these blows into speed and flexibility to generate strength within myself.

I am cycling across the country because I want to beat this, I want to see it through to the last round and I want to see what kind of person comes out the other end. I am aware that fighting the road does not make a fighter, fighting cancer does. I want to send out a call to action to the people that are following this fight and a message of hope to those that are sick and feel hopeless.

I think the moment we give up our dreams is the moment we begin to die.


15 comments:

  1. I am simply proud of you ...

    M. Vittoria

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  2. Good for you. Tell us what kind of leukemia you have and what the treatment is. I have CML and it has been well under control using Gleevec for 3 years.

    Good luck, Chris

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  3. Keep on riding Luigi. The Saviour rides beside you.

    Andria

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    1. Thank you Andria, stay close..
      Luigi

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  4. Forza Luigi. E forza a tutti quelli che ti seguono da qui.

    Roberto

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  5. Cj in PittsburghJuly 24, 2012 at 9:01 AM

    Many people will be "riding" with you in your journey. Survivors are everywhere!

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  6. Non mollare mai...! Sei e devi essere più forte di questo "male"... devi vincere prima per te stesso, per la tua famiglia e per tutti noi che siamo fieri di te e della tua impresa!

    FORZA LUIGI..!

    Noi siamo sempre ed ovunque con te..

    Monica (Napoli)

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  7. Grande Luigi

    Io ho mi figlio di 2 anni che sta combattendo questa malattia e da 5 mesi che siamo in ospedale. Non mollare stringi i denti e guarda avanti a testa alta e fieri di quello che fai

    Fabio

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  8. Caro Luigi,
    strano tornare ad avere tue notizie attraverso un articolo di Repubblica. Dall'Ambasciata d'Italia a Caracas facciamo tutti il tifo per il nostro ex-stagista: per la tua salute e per questa impresa che, come molte altre, saprai superare con energia e coraggio.
    Ti vogliamo bene. In bocca al lupo!
    Lucilla

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  9. Forza e coraggio siamo con te

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  10. Ce la farai!
    5 anni fa ho passato quello che stai passando tu ora, ma grazie al trapianto di midollo sono qui, viva e SANA.
    Uno dei medici che m ebbero in cura mi disse: "In queste malattie la volontò, da 0 a 10, conta 9,5" e ci ho sempre creduto.
    Quando torni in Italia hai un invito per un incontro all'AIL di Trieste!
    Un abbraccio da una compagna di avventura ematologica :)

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  11. FORZA LUIGI,FORZA,FORZA,FORZA!!!

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  12. Bravo ! E' una bellissima impresa e ce la farai, forza !

    Stefano, #salvaiciclisti Roma

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  13. Ciao Luigi, ho 55 anni amo il ciclismo e lo pratico(poco), da 4 anni ho LMC.
    Ti seguo da Bologna, la tuaimpresa mi ha dato entusiasmo, ottimismo e speranza, forza che ce la fai vedrai che raggiungerai i tuoi traguardi.

    Piero 57 Bolohna

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  14. "IL FUTURO APPARTIENE A CHI CREDE NELLA BELLEZZA DEI PROPRI SOGNI"
    Eleanor Roosevelt
    UNA BELLA BOTTA
    Nel marzo scorso mi è arrivato addosso un fulmine a ciel sereno. Sono entrato a far parte di quei milioni di persone in tutto il mondo che si definiscono pazienti oncologici.
    Questa è la mia storia, beh...una minuscola parte della mia storia e questo diario in diretta è la cronaca del viaggio attraverso gli Stati Uniti con cui voglio tentare di dare un significato a tutto questo.
    Ho preso una bella botta e sono andato al tappeto. Ero faccia a terra e sentivo il conto dei dieci secondi. Stavo giù, poi ho sentito la campana e ho potuto mettermi al riparo. E ora che faccio? Striscio fino al mio angolo, mi incerottano. Sono salvo, posso fare un altro round. Così torno in piedi e mi metto a combattere, con la ferita ancora aperta. Ma se aspetto che si rimargini mi sa che potrei aspettare in eterno. E allora ho deciso di ribaltare questo colpo basso in qualcosa di positivo. Faccio un bel respiro: la prossima mossa è arretrare leggermente per assorbire i pugni così riesco a trasformare la violenza dei colpi da uno choc che lascia annichiliti in rapidità e flessibilità per generare forza dentro di me. Questo è reagire, secondo me.
    Voglio attraversare il Paese in bicicletta perché voglio sconfiggere questa cosa, voglio guardarla fino all'ultimo round e vedere che tipo di persona verrà fuori. So benissimo che affrontare la strada non mi rende un combattente, affrontare il cancro invece sì. Voglio chiamare all'azione la gente che segue questa battaglia e voglio dare un messaggio di speranza a chi è malato e si sente disperato.
    Io sono convinto che, cancro o no, cominciamo a morire nel momento in cui rinunciamo ai nostri sogni. Quando il fisico viene meno ci sono ancora delle carte da giocare. Mi aiuteranno la mente e il cuore.

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